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30 maggio 2012

EREDITA' DI UNA SOCIETA' CHE IGNORA LA LIBERTA'

Mentre l'attenzione è, giustamente, concentrata sulla drammatica situazione in Emilia e sulla disperata ricerca di un modo per finanziare gli aiuti (..), lo spread è risalito oltre 480 punti e l'Italia si avvicina inesorabilmente alla bancarotta. Il percorso è segnato, bisogna esserne consapevoli: come abbiamo scritto nel nostro Free Report la storia e la teoria economica indicano chiaramente un'unica direzione.

E' ciò che ereditiamo da una società e un sistema che non colgono la potenzialità e la bellezza della libertà..

"Le pretese degli organizzatori portano a sollevare un'altra questione, che io ho loro posto di sovente, e alla quale, che io sappia, essi non hanno mai risposto.

Poiché le tendenze naturali dell'umanità sono tanto cattive che gli si debba togliere la libertà, come è mai possibile che le tendenze degli organizzatori siano esse buone?

I Legislatori e i loro agenti non fanno essi parte del genere umano?

Si credono essi costituiti di un'altra sostanza rispetto al resto dell'umanità?

Essi dicono che l'umanità, abbandonata a sé stessa , corre fatalmente verso il disastro perché i suoi istinti sono perversi.

Essi pretendono arrestarla su questa china e spingerla verso una migliore direzione.

Essi hanno dunque ricevuto da cielo una intelligenza e delle virtù che li pongono al di fuori e al di sopra dell'umanità; che essi mostrino i loro titoli.
Essi vogliono essere pastori; essi vogliono che noi siamo il gregge. 

Questa combinazione presuppone in essi una superiorità naturale, di cui noi abbiamo certo il diritto di chiedere anticipatamente la prova.

Notate che quello che io contesto loro, non è il diritto di inventare delle combinazioni sociali, di divulgarle, di consigliarle, di sperimentarle su sé stessi, a loro spese e a loro rischio; ma bensì il diritto di imporle a noi tutti attraverso l'intermediazione della Legge, vale a dire di forze e risorse pubbliche.

Io chiedo che Cabetisti, Fourieristi, Proudhoniani, Universitari, Protezionisti non rinuncino alle loro idee particolari, ma a quell'idea che è loro comune, di assoggettarci con la forza ai loro gruppi e classi, ai loro ateliers sociali, alla loro banca gratuita, alla loro moralità greco-romana, alle loro imprese commerciali.
 
Quello che io domando loro, è di lasciarci la facoltà di giudicare i loro piani e di non associarci, direttamente o indirettamente, se noi troviamo che essi offendono i nostri interessi, o ripugnano alla nostra coscienza.
Infatti la pretesa di far intervenire il potere e le tasse, oltre ad essere oppressiva e spoliatrice, implica anche questa ipotesi pregiudiziale: l'infallibilità dell'organizzatore e l'incompetenza dell'umanità."

Queste considerazioni risalgono al 1850 e appartegono a Frederic Bastiat, uno studioso che della politica aveva capito tutto. E' necessario però aggiungere a queste parole un concetto, espresso da Friedrich Von Hayek. Nel suo famoso trattato “The Use of Knowledge in Society,” Hayek affermava che i socialisti del suo tempo assumevano che la conoscenza dell'economia potesse essere considerata come "data" ai pianificatori centrali. Nella realtà, l'informazione dell'economia - su quali prodotti sono domandati e dove possano essere trovate le risorse per produrli - è dispersa tra la popolazione della società. Le politiche economiche che implicitamente dipendono da decisori onniscienti sono destinate a fallire, perché i decisori non hanno le informazioni necessarie per prendere le giuste decisioni.

 

E noi viviamo esattamente in un modello economico a pianificazione centrale.
I politici del mondo occidentale intermediano più della metà delle risorse della società.
Hanno il potere di intervenire nei settori economici regolamentandone ogni minimo passaggio.
Gestiscono il sistema scolastico, con cui inculcano nei bambini la mentalità a loro conveniente.
Finanziandoli, di fatto controllano anche i media cartacei e televisivi.

Infine, probabilmente il punto più importante, hanno un potere quasi assoluto sul nostro denaro.
Il sistema a banche centrali pone nelle mani di una manciata di uomini il potere di creare dal nulla migliaia di miliardi di denaro con un semplice click.

La cosa bella della libertà è che funziona. La pianificazione centrale, in ogni ambito, fallisce.
Stiamo vivendo sulla nostra pelle la prova di tutto questo.

Non esiste una soluzione indolore a questa crisi. Non se ne esce, il conto va pagato. E' l'inesorabile realtà.
Non credere a chi ti vende illusioni, a chi ti coccola raccontandoti che il mondo è cattivo, a chi ti rassicura proponendo soluzioni fantasiose.

No. La crisi c'è e le cause sono chiare.
Con il nostro Free Report abbiamo provato a dare il quadro generale della situazione individuando le motivazioni storiche, politiche ed economiche che ci hanno portato a questo punto. Il punto di non ritorno.

28 maggio 2012

GUEST POST: GIUSTO DUE PAROLE..


Nota di Riecho: La cecità della Pubblica Amministrazione è demenziale nell'ostacolare le attività di cui tanto avrebbe bisogno questo Paese.
Una nuova attività crea posti di lavoro, una nuova attività nel turismo porta valuta pregiata nel nostro Paese. Il burocrate invece spreca il denaro del cittadino e sfianca l'iniziativa delle forze sane di questo Paese. 




La prima volta che siamo andati in Asl, planimetrie dell'immobile alla mano, ci è stato detto: "Volete fare un ostello? Le leggi ci sono, dovete conoscerle. Noi non diamo pareri preventivi. Voi fate l'ostello e poi noi usciamo per il controllo. Se ci piace ok, altrimenti ve lo chiudiamo".

Una volta acquisite maggiori informazioni, e data la risposta non esattamente esauriente, la settimana successiva siamo tornati in Asl (l'ufficio diciamo che non è aperto 24h/24). "Dovete prendere il regolamento d'igiene, quello del 1985". "Solo quello?". "Si". Non essendo del tutto convinti, la settimana seguente siamo di nuovo lì: "Ma solo il regolamento dell'85?", chiediamo. "Effettivamente no, ci sono anche le successive modifiche...". A questo punto eravamo quasi terrorizzati. Quell' "altrimenti ve lo chiudiamo" riecheggiava nelle nostre teste fuori da Via Statuto.

Ci stavamo indebitando per più di 10 anni, non si poteva sbagliare. Volevamo che tutto l'ostello fosse completamente "a norma", "legale" ma nessuno sapeva dirci cosa realmente dovessimo fare: Asl, Comune, Vigili del Fuoco, Questura. Nessuno. In totale, prima di prendere in affitto l'edificio, siamo stati 5 volte in Asl. Non è vero: siamo statiricevuti 5 volte. Saremo andati lì almeno il doppio.

Dopo aver sottoscritto il contratto d'affitto, abbiamo iniziato i lavori di ristrutturazione.

Nello stesso periodo, abbiamo continuato ad andare in Asl. Nel frattempo, senza che nessuno nei vari uffici ci dicesse nulla, abbiamo scoperto che Regione Lombardia aveva emanato un nuovo regolamento per gli ostelli. Preso in mano il regolamento, abbiamo constatato che la struttura da noi progettata avrebbe soddisfatto ogni disposizione normativa. Tutte tranne una.

26 maggio 2012

CONTRO IL MERITO NELL'ISTRUZIONE

Nota di Riecho: Con questo post ci rivolgiamo in particolare ai lettori più giovani, studenti liceali o universitari. Mi farebbe molto piacere conoscere il loro punto di vista sull'università e il sistema scolastico italiano.

E' di questi giorni la notizia che il nostro Presidente del Consiglio stia elaborando una, a parole sue, “Riforma del Merito”. Ancora non si può entrare nel dettaglio della proposta, di cui non si sa sostanzialmente nulla, ma già qualche considerazione sull'idea alla base di questo provvedimento la si può fare.
La prima domanda da farsi è se il merito possa essere un criterio di giustizia, coerente con i principi Libertari, nell'assegnazione di risorse, e anche se può stupire chi ha sempre visto i liberali nostrani riempirsi la bocca della parola “Meritocrazia”, la risposta è un secco no. La stessa idea di elevare un principio, quindi astratto ed impossibile da formulare con criteri oggettivi, a criterio di valutazione per l'operato di una persona è un pensiero totalitario, il Κρατος nella desinenza non è lì per caso, tanto errato ed ingiusto quanto l'egualitarismo radicale socialista.

In una società libera, infatti, sono infiniti i fattori che determinano il successo personale, e l'idea stessa di imporre una gerarchia di valori, peraltro per decreto, rappresenterebbe l'ennesima distorsione delle libere interazioni tra le persone e del mercato. Inoltre è completa follia, e tracotanza, pensare che l'ennesimo processo burocratico, da sempre regno della mediocrità, possa far emergere il genio, la creatività e l'estro tipici delle personalità che davvero riescono a portare all'azione di cambiamento, l'unica vera forma di crescita sia personale sia sociale.

Non deve stupire, infatti, che questo tipo di personalità raramente siano in sintonia con l'organismo burocratico per eccellenza, l'istruzione formale moderna, che nelle intenzioni del legislatore subirà l'ennesima opera di maquillage senza cambiarne la sostanza fatta di imposizione e violazione dei diritti fondamentali altrui, con l'obbligo scolastico e la requisizione forzata e redistribuzione di beni sulla base di dei valori apoditticamente giudicati migliori, che siano l'uguaglianza, il merito o la classica raccomandazione.
Con questa falsa riforma al massimo il governo dei tecnici riuscirà a far emergere un' altra classe dirigente di tecnorati selezionati secondo criteri burocratici, nelle loro intenzioni capaci di gestire i processi, ma assolutamente non idonei a confrontarsi con la complessità di un mondo dalle infinite variabili e dalla stupefacente capacità.

Per uscire da una crisi che prima che economica è sociale, in cui i primi colpevoli sono senza dubbio lo Stato e la sua pretesa di pianificare, tramite le sue Istituzioni e i tecnici che le rappresentano, è indispensabile rivedere il nostro concetto stesso di Istruzione, opponendosi a qualsiasi ulteriore tentativo dello Stato di programmare e decidere il percorso personale degli individui.

Mutuando le parole di Ivan Illich le strutture relazionali di cui abbiamo bisogno sono quelle che permettano a ognuno di definire se stesso apprendendo e contribuendo all’apprendimento degli altri, non l'ennesimo moloch burocratico che violi vita, libertà e proprietà degli individui anteponendogli un fumoso, quanto utile al potere costituito, concetto di merito.
Nè agire è un modo di fabbricare, nè fabbricare è un modo di agire veramente.L’architettura (techne) è un modo di fabbricare, di dar vita a qualcosa la cui origine è in chi la fabbrica e non nella cosa. La fabbricazione ha sempre un fine altro da se l'azione no: una buona azione infatti ha come fine se stessa. La perfezione nel fabbricare è un'arte, quella nell'agire una virtù.” Etica Nicomachea, Aristotele.

Di Domenico Monea,
Contributor Riecho Economia e Libertà

24 maggio 2012

THE ROAD TO LUGANO


Per due giorni consecutivi sono andato a Lugano per una manifestazione dedicata alle piccole medie imprese italiane e svizzere, o italiane che si sono trasferite in Svizzera. Un manifestazione per fare ‘rete’ , raccogliere informazioni , impressioni e suggerimenti. Ma non è di questo che volevo parlarvi.

Percorrendo la statale che dal confine porta a Lugano (in prossimità di Varese, nella cui provincia vivo), mi scappa l'occhio su un grande cartellone pubblicitario ai bordi della strada. “Mobilificio Rezzonico liquida tutto”? No. “Pizzeria Core 'e Napule a Lugano nuova gestione”? Neanche. “Lavorazioni metalliche di alta precisione e a prezzi buoni”. Macchè. Ci vedo scritto il seguente annuncio:

Vogliono impedirci la libera scelta del nostro medico. Il prossimo 17 Giugno vota NO al referendum! Siamo un popolo di cittadini liberi

Ohibò, penso alla statale Paullese che è un’orgia di cartelloni pubblicitari (per lo più abusivi) che vanno dai sex shop alle carpenterie metalliche al catering per gli happy hour a domicilio e rimango colpito. Non so nulla del progetto di legge e, una volta a casa, ‘googlizzo’ la faccenda. Vi confesso che devo ancora approfondirla.

La prima cosa che trovo è la spiegazione delle ragioni dell’opposizione a questo progetto di legge federale chiamato ‘Managed Care’. Pare che vogliano creare delle reti di medici certificati tra i quali scegliere, poi lo stato assegna un budget per paziente e se quella rete di medici rimane al di sotto del budget la differenza se la intascano i medici. Qui di seguito la campana degli oppositori.

Una soluzione che porterebbe secondo gli oppositori ad un “razionamento occulto delle cure”. “In sistema di managed care la rete di curanti ha un budget per paziente: se lo supera viene chiamata a metterci dei soldi, se spende meno si suddivide la differenza – ha spiegato il consigliere nazionale Lorenzo Quadri – tra l’altro se la suddivide senza il paziente…”. In questo modo “è chiaro che la tentazione di monetizzare il paziente è forte. Le ragioni economiche si inseriscono e rischiano di prevaricare le valutazioni di tipo sanitario”.

Ho trovato interessanti i punti sviluppati dagli oppositori sul modulo reperibile in rete per la raccolta di firme per sottoporre il progetto di legge a referendum popolare. Non racconto questa storia per invitarvi a prendere una posizione, ripeto che non conosco abbastanza l’attuale sistema in vigore per capire se è meglio o peggio dei Managed Care ma trovo affascinante l’esercizio della democrazia com’è concepito in Svizzera. Certo che leggere le frasi sul modulo firme dei proponenti il referendum mi ben dispone nei loro confronti …

«Con la proposta di «Managed care», il Parlamento vuole rendere molto più difficile la libera scelta del medico. Chi vuole scegliere da solo il proprio medico, dovrà in futuro pagare personalmente fino a 1‘000 franchi. Noi non siamo d’accordo.

NO alla perdita della libera scelta del medico. Noi non vogliamo che lo Stato metta sotto tutela i pazienti imponendo obbligatoriamente delle strutture in rete.
NO all’obbligo del «Managed care». Già oggi esistono delle strutture in rete di «Managed care». Esse devono continuare a operare nel libero mercato.
NO alla distorsione del mercato e alla perdita di qualità. Il progetto di «Managed care» premia tutte le strutture in rete - anche quelle che non lavorano bene. Ciò porta, per forza di cose, a una perdita di qualità.

Inoltre, la legge impone una responsabilità budgetaria per tutte le reti.

Il referendum è sostenuto da molte associazioni della categoria medica, come pure da altre associazioni e organizzazioni»

Niente male davvero.

di Mauro Gargaglione
contributor Riecho Economia e Libertà


22 maggio 2012

IL DRAMMA FINANZIARIO DEL NOSTRO TEMPO

Nei mercati del debito stiamo osservando uncatastrofico esempio della legge dei rendimenti marginali. C'è bisogno disempre più debito per ottenere lo stesso impatto marginale sul Pil. L'effettomarginale del debito è collassato dalla fine della Seconda Guerra Mondiale adoggi.

graph Guest post: The existential financial problem of our timeNegli Stati Uniti, per esempio, 1 unità didebito generava 0.63 unità di Pil tra il 1953 e 1984; quella stessa unità didebito generava 0.24 unità di Pil tra il 1985 e il 2000; dal 2000, 1 unità didebito genera solo 0.08 unità di Pil.

Il problema è insuperabile. Negli ultimi quarant'anni è stato creato più debito di quanto ne verrà mai ripagato indietro.. e questa considerazione ci porta al cuore del problema finanziario del nostro tempo:

L'economia moderna, basata sul debito, richiede costante espansione economica per poterlo sostenere. Quindi cosa succede quando l'economia smette di crescere ed espandersi?

L'Islanda lo ha già scoperto. La Grecia lo staper scoprire. Ma tuttiavremo la possibilità di partecipare a questa lezione.

Sfrenati stimoli fiscali e monetari in tutte leeconomie occidentali hanno azionato un processo di distruzione del concetto divalore di credito. Gli investitori privati non hanno la concezione della misuradella predominanza dello Stato come giocatore nei mercati finanziari.

Le banche centrali controllano l'offerta dimoneta e i tassi d'interesse. Gli interessi delle banche centrali e dellebanche commerciali si sono essenzialmente fusi insieme.

Le operazioni di rifinanziamento di lungotermine della BCE sono bailout bancari nascosti.Le banche centrali ormai sono anche i maggiori attori dei mercati dei titoli didebito pubblico. E con gli stimoli monetari influenzano direttamente ladirezione e la fiducia dei mercati azionari.

State attenti, molto attenti, ai vostri titoli di debito pubblico, se ne possedete. Potreste anche essere ripagati finoall'ultimo centesimo - ma ciò che importa è capire quanto riceverete in termini reali.

Arriverà il giorno, forse prima di quanto sipensi, in cui uno Stato dichiarerà default. Forse il Giappone, forse un paesetra i PIGS europei, o forse la Gran Bretagna, magari gli Stati Uniti.

L'eco di questo evento sarà avvertito in tuttoil mondo. E bisognerà essere molto lontani quando quel giorno arriverà.

Ne ha parlato Francesco Carbone di Usemlab.com ieri a Torino, ospite di OraLibera(le) , nella sua presentazione del libro "A Scuola di Economia":



18 maggio 2012

A SCUOLA DI ECONOMIA

COMUNICAZIONE: Francesco Carbone presenterà il libro presso la Facoltà di Economia di Torino Lunedì 21 Maggio dalle ore 16 alle ore 18. Qui trovate l'evento facebook: http://www.facebook.com/events/296653910422760/.
Qui la locandina ufficiale dell'evento: http://www.usemlab.com/unito_usemlab.pdf
Invito chiunque viva nei paraggi di Torino ad andare, non ve ne pentirete!


CLICCA SULL'IMMAGINE QUI SOTTO PER COMPRARE IL LIBRO
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Con questo post ti incoraggio a prendere una decisione che ti assicuro, potrebbe cambiare la tua vita. A me è accaduto.

L'Associazione Usemlab ha da poco pubblicato il libro "A Scuola di Economia", che assieme a "Cos'è il Denaro" rappresenta il riassunto dei principi espressi dalla scuola austriaca di economia. Dopo averli letti io ho tutto molto più chiaro. Come ho detto, mi ha cambiato la vita, letteralmente.
Sono certo che potrebbero rivelarsi i 29 euro meglio spesi di tutta la tua vita.

Le lezioni raccolte nel nuovo libro me le ero lette a suo tempo sul sito Usemlab, e il libro è in viaggio.
L'ho subito aggiunto come primo libro nel mio BookStore nella categoria Teoria Economica.
Compratene più di una copia e regalatelo ai vostri amici e conoscenti.

Riecho                        


Ripensando ai miei trascorsi universitari, mi domando spesso come sarebbe stato bello e stimolante poter frequentare un corso introduttivo di economia tenuto da un professore con approccio “austriaco.” Avrei potuto affrontare l’economia come studio dell’azione umana, della funzione imprenditoriale e dei risultati non intenzionali della coordinazione sociale. Avrei compreso come l’ordine di mercato, in modo spontaneo, nasca dall’interazione dei diversi agenti economici e sociali. Avrei studiato le sue caratteristiche principali, confrontandole con quelle tipiche delle organizzazioni coercitive di tipo statale; lo avrei relazionato con le norme, le leggi e le istituzioni di tipo giuridico, economico e sociale che vi sorgono e lo rendono possibile. Avrei infine esaminato i processi di mercato, quella rete complessissima di interazioni umane al cui centro è protagonista l’entrepreneur.

Oggi tutto questo è possibile, grazie al lavoro del professor Jesus Huerta de Soto che ha reso disponibili i video delle sue lezioni e soprattutto di Francesco Carbone, Presidente dell’associazione Usemlab, che le ha trascritte ed organizzate in un libro, A Scuola di Economia.

È un libro rivolto a tutti: ai risparmiatori, agli imprenditori sempre più confusi, e spesso anche traditi, dalle caotiche evoluzioni economico-finanziarie, al cittadino disorientato dalla politica, allo studente ancora alla ricerca di consapevolezza e principi, al politico onesto e coraggioso.

Perché, come scriveva Mises:

L’economia non deve essere relegata alle lezioni scolastiche e agli uffici di statistica, né deve essere lasciata ai circoli esoterici. Essa rappresenta la filosofia della vita e dell’azione umana, tratta dei fondamentali problemi della società, e per questo concerne tutto, tutti quanti, e appartiene a tutti noi.


di Marco Bollettino da Vonmises.it


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Il nuovo libro è pronto: A Scuola di Economia, lezioni del professor Huerta de Soto, liberamente trascritte e rielaborate. Un manuale completo per capire finalmente la scienza economica, semplice, facile da leggere, alla portata di chiunque. Perché le cose cambino, è necessario che cambino prima le persone, e niente come una adeguata comprensione della scienza economica è in grado di fornire gli strumenti più adeguati per realizzare cambiamenti positivi.

Il libro è il quinto della serie Usemlab. Dopo Prevedibile e Inevitabile, Inflazione Malattia Primaria, Cosa è il Denaro, La Tragedia dell’Euro, questo manuale costituisce la chiusura del cerchio tracciato dai precedenti e per me si pone come coronamento di un lungo percorso critico e analitico intrapreso oltre dieci anni fa. E’ quindi motivo di grande soddisfazione, intellettuale e morale, prima di tutto.

Come potrete scoprire lungo la lettura del corso, l’approccio “austriaco” all’economia non solo si rivela illuminante per capire le reali cause dei problemi che affliggono l’economia mondiale e in particolare il nostro paese, ma è in grado di far comprendere dove tanti sbagliano nell’indicare le soluzioni. Esso ha il pregio di orientare il lettore verso posizioni e scelte corrette, tanto dal punto di vista individuale quanto in una prospettiva sociale. Non a caso ho preferito incorniciare la giustapposizione presente in copertina (libertà, idee, volontarietà, cooperazione, contro comandi, pianificazione, smarrimento, privazione) con la frase “Trova il giusto orientamento... e dai forza alle tue idee”.

I nostri libri formano una collezione che vi pone, non uno, ma ben sette passi avanti rispetto ai vostri amici e colleghi. Se ancora non li avete tutti, eccovi una buona notizia: acquistando il nuovo libro A Scuola di Economia potrete utilizzare il voucher SCUOLAECONOMIA e avere la spedizione omaggio di tutti i libri che acquisterete con lo stesso carrello (in caso di spedizione con corriere assicuratevi che nelle ore d’ufficio ci sia sempre qualcuno a ricevere il pacchetto).

Ringrazio in anticipo tutti i lettori del nuovo volume. Mi auguro, e sono fiducioso, che soddisfatti decidiate di regalarne una copia a un vostro figlio o nipote, soprattutto se ancora studenti delle superiori o all’università. Spetterà a loro l'arduo compito di far rinascere questo paese, sono quindi i primi ad aver bisogno di trovare il giusto orientamento in questo caos che va aumentando di giorno in giorno.

di Francesco Carbone da Usemlab

16 maggio 2012

SEGNALI DI "FINANCIAL REPRESSION"

Articolo tradotto. Fonte: ZeroHedge.com
Nota: Per Financial Repression si intendono le varie misure prese dai governi per canalizzare i capitali verso se stessi.

Immagina di essere un giocatore di Monopoli. Tu rispetti rigorosamente le regole, mentre il tuo avversario, che al tempo stesso gestisce la banca, no.

Compra continuamente nuove caselle. Se non gli piace il risultato del dado, semplicemente lo cambia a suo piacere. Si prende tutti  i soldi che vuole direttamente dalla banca. Ogni volta che le regole non gli vanno bene, le modifica arbitrariamente a proprio favore.

Ah, e odia perdere. Piuttosto che ammettere la sconfitta, darebbe prima fuoco al tavolo.

Smetti di immaginare. Questa è la situazione vera in cui operano i mercati finanziari. Giochi contro le banche centrali di tutto il mondo.

14 maggio 2012

IPERINFLAZIONE E SHOCK ESTERNI

Non sono un pessimista, neanche un cosiddetto "cospirazionista", semplicemente qualcuno che prova a leggere la realtà avendo riacquistato la capacità di utilizzare la logica, il senso comune ed il pensiero critico grazie allo studio...tutto qua!

Il sistema monetario mondiale è vicino al punto di rottura, il sistema della banche centrali ha "salvato" il modello sociale del "crony-capitalism" (capitalismo clientelare, solo una pessima parodia del capitalismo vero) e del sistema monetario delle istituzioni finanziarie e dei debiti sovrani stampando una quantità abnorme di denaro prodotto dal nulla (denaro falso in parole più semplici).



Il meccanismo è abbastanza semplice: lo Stato continua a produrre debito "sovrano", le banche continuano a comprare tale debito con il denaro falso ceduto gratuitamente dalle Banche Centrali (senza tale denaro gli Stati sarebbero falliti decenni addietro), queste ultime continuano a stampare il denaro falso prodotto dal nulla (la cosiddetta stampante monetaria).

E' un circolo chiuso!

Il denaro falso prodotto dal nulla scorre tra : la banca centrale, lo Stato e la banca commerciale.

Questa quantità infinita di denaro falsificato si ferma però nei bilanci di una di queste entità, ovvero nel bilancio della Banca Centrale, dello Stato o della banca commercile come "eccesso di riserva", ma mai e poi mai "straborda" nell'economia reale, ovvero nelle tasche nostre!

Lo so, continui a chiedertelo, perché? Ma è evidente il perché...

Perché se strabordasse nelle nostre tasche, data l'enorme quantità di denaro falsificato accumulato nei loro bilanci (il denaro, anche se falsificato, è pur sempre un bene economico e quindi rimane e non sparisce) e la relativa pressione sugli stessi bilanci accumulata in decenni di tali politiche (almeno sin dalla Nixon Shock del 1971), provocherebbe una vera e propria innondazione di denaro di carta nell'economia reale!

Ovvero provocherebbe l'unico pericolo che fa tremare i polsi all'elite sociopatiche che ci governano, ovvero la temutissima iperinflazione monetaria sullo stampo di quella che distrusse la Repubblica di Weimar!

Prova ad immaginare la diga del Vajont , ovvero i bilanci delle istituzioni, e pensa alle continue "piogge" che da anni cadono ininterrottamente sul bacino, ovvero la continua immissione di denaro falso come i famosi programmi di "stimolo monetario" come il Quantitative Easing o il LTRO delle banche centrali.

Il grande rischio che stiamo correndo é che questa perversa continua immissione di denaro stia arrivando al limite fisico della diga, ovvero i bilanci delle banche centrali, degli Stati e delle banche commerciali, questa massa di denaro sta per raggiungere il suo limite naturale di sopportazione, infatti tale massa di denaro liquido immessa è cosi abnorme che sta rompendo l'argine della diga, rischiando di distruggerla e di provocare un vero e proprio tsunami iperinflattivo sui prezzi, sino a rischiare di provocare la totale distruzione del sistema monetario...il denaro è un bene economico, sottosta alla legge della domanda e dell'offerta, anche se la sua funzione non è di essere consumato bensì di facilitare gli scambi economici, di proteggere, per quanto è possibile, dall'incertezza del futuro e di rendere possibile il calcolo economico.

Se l'offerta di denaro aumenta improvvisamente, il suo "prezzo" precipiterebbe, ci sarebbe la corsa a scambiarlo per beni reali, qualsiasi bene reale, prima dell'ulteriore e continua discesa del prezzo...tutti se ne renderebbero conto, anche il più scemo tra di noi, fino a scambiare il proprio denaro, per qualsiasi quantità se ne possegga, per qualsiasi cosa e a qualsiasi prezzo: l'iperinflazione.

Ma a questo punto devo pormi un'ulteriore domanda:

Come reagirebbero le elite politico finanziarie ad un tale shock?

Come reagirebbero ad un collasso completo e totale del sistema monetario ?

Chi sarebbe il capro espiatorio? A chi darebbero la colpa delle loro perverse politiche monetarie provocate da loro stessi?

Certamente non lascerebbero che la verità venga a galla.

Loro sanno quello che stanno facendo, loro sanno quali sono le conseguenze reali delle loro decisioni, nonostante ci dicano esattamente il contrario!

E allora, come reagiranno?

La risposta logica e tremenda è solo provocando un altro grande "shock" esterno.

Ma cosi grande da giustificare anche lo shock inflattivo , anche l´avvento di una leggera iperinflazione,  loro non sono scemi e sanno perfettamente che l´iperinflazione verra´con l´inesorabilita´di una legge di natura !

E quale potrebbe essere questo shock esterno ?

Be, non hanno che l'imbarazzo della scelta tra le tante opzioni che hanno disseminato nell'intero pianeta, sono decenni che lavorano anche su questo fronte...loro non sono scemi.

La chiusura dello Stretto di Homutz per lo scoppio della guerra in Iran, oppure la chiusura improvvisa dei canali commerciali internazionali per l'accelerazione di una grave crisi come la Corea del Nord, l´Egitto, la Siria, Occupy Wall Street ecc ecc?

Questo "shock" provocherebbe un periodo di iperinflazione e la guerra e la paura sono sempre anche un ottimo motivo per chiedere uno Stato ed un governo più forte ed oppressivo. Out of caos, order.

Prendetevi anche la mia libertà, datemi un po' di iperinflazione, ma proteggetemi dalla violenza e dalla paura.

Attenti allora alle news che ci propinano, cerchiamo di rimanere all'erta e soprattutto affidimoci alla logica, al pensiero critico e al senso comune...non dobbiamo mai dimenticare, neanche per un attimo, che abbiamo a che fare con elementi pericolosissimi, con sociopatici che non hanno nessun sentimento di empatia nei confronti del prossimo e che giocano con le crisi, le guerre ed i genocidi cosi come noi giochiamo a burraco o al calcio balilla.

di Antonio Manno

09 maggio 2012

LA CONFUSIONE DEL MOVIMENTO 5 STELLE

Il Movimento Occupy ha avuto gran successo, ma vita breve.
Il Movimento 5 Stelle ha avuto gran successo. Vedremo se durerà.

Sono movimenti anti-capitalisti, e ho recentemente avuto la possibilità di fare delle domande ad uno dei suoi attivisti col tentativo di capirne il fondamento filosofico.

Senza dubbio devo riconoscere a loro il merito, rispetto a molte altre persone, di intuire che ci sia qualcosa di profondamente marcio nel sistema. Avvertono a ragione un certo senso di ingiustizia nel mondo e sentono di dover fare qualcosa. Il problema è che le loro azioni siano totalmente errate.

Fondamentalmente quello che non realizzano è che il 'capitalismo' è quanto di più lontano dalla bolla di moneta fiat e dal sistema cleptocratico in cui viviamo.. e non capiscono l'impatto che hanno i banchieri centrali e i politici nel processo di 'decision making' delle persone.

Sembrano questioni complicate ed ostiche,  e la propaganda populista dilagante contribuisce a giungere alle conclusioni errate. Ma accusare il capitalismo per i problemi economici che affliggono il mondo è come accusare chi ha inventato la polvere da sparo per un eventuale olocausto nucleare.

Sicuramente è possibile sostenere che i due fenomeni siano strettamente correlati, ma la vera accusa da fare è quella al sistema, un sistema che assicura potere e controllo ad un elite di pochi.

Come diciamo spesso, gli storici futuri guarderanno al nostro tempo con incredulità e sorpresa. Faranno fatica a concepire come sia stato possibile che un sistema del genere abbia preso il sopravvento.. che abbiamo permesso ad una manciata di uomini il controllo della vita di miliardi di persone.

L'ingiustizia nel mondo è tanta, certo. Moltissime persone stanno soffrendo, ma chiedere che sia un governo a trovare una soluzione è come aspettare che un ladro ti venga a rendere spontaneamente le cose che ti ha rubato. Non succederà. La politica e il governo intesi come gestori della vita dei cittadini sono in realtà solo uno strumento per perpetuare i problemi.

Le uniche persone in cui poter confidare siamo noi stessi e i nostri cari.
Se vogliamo veramente cambiare le cose e sconfiggere l'ingiustizia a favore delle prossime generazioni, la miglior azione da intraprendere è quella di utilizzare le proprie risorse nel modo opportuno.

Ognuno di noi ha una quantità finita di risorse - tempo, soldi, energia. Spendere tempo, soldi ed energia per accamparsi nelle piazze del mondo e lamentarsi per i sintomi del problema (invece di indicare la questione di fondo) è controproducente e un spreco. Il sistema non può essere cambiaro: collasserà da sè perché non è sostenibile.
Piuttosto, utilizzate le vostre risorse per prendervi cura di voi stessi, della vostra famiglia e agite di modo da essere in una posizione di forza e sicurezza quando il sistema crollerà e le regole saranno riscritte.

08 maggio 2012

GUEST POST: EUROZONA, UN GROVIGLIO DI AZZARDO MORALE


Philipp Bagus ha scritto quello che ritengo essere il miglior libro sulla crisi dell'Europa: La Tragedia dell'Euro. Potete acquistare online la traduzione italiana a cura di Usemlab.
Siamo convinti che l'esito delle elezioni politiche in Francia e in Grecia rappresenti un ulteriore aggravio della situazione dell'Europa.



I politici Europei stanno ancora cercando di salvare il progetto dell’euro. Progettano pacchetti di salvataggio sempre più grandi. Insieme con i salvataggi, potrebbe essere imminente un governo economico. I paesi potrebbero rinunciare a parti della loro sovranità. Il carattere dell’Unione Monetaria Europea (UME), e anche dell’Unione Europea (UE), potrebbe cambiare per sempre.
Mentre non è ancora chiaro dove gli sviluppi futuri porteranno l’UME, i costi e i rischi di rimanere all’interno del sistema sono già immensi e crescenti.
L’euro, un progetto difettoso
Nell’eurozona, ci sono governi sovrani fiscalmente indipendenti che coesistono con un sistema bancario (centrale). Si tratta di una costruzione unica, poiché di solito vi è un governo con il suo proprio sistema bancario.

06 maggio 2012

CHI NON OBBEDISCE NON DEVE MANGIARE

Friedrich von Hayek scrisse nel suo "La Via della Schiavitù":

“By giving the government unlimited powers, the most arbitrary rule can be made legal; and in this way a democracy may set up the most complete despotism imaginable.”

Se ci fermiamo un attimo e guardiamo al grande quadro, alla situazione generale della nostra società, quelle parole sembrano evidenti, ovvie. In Europa e negli Stati Uniti in particolare ci sono governi insolventi che ricorrono a qualunque mezzo necessario al fine di mantenere lo status quo: a loro potere e privilegi, a noi le spese.

Ciò è possibile solo con una continua riduzione della libertà personale, con l'eliminazione della libertà economica, ignorando la privacy, svalutando la moneta, soffocando l'innovazione, in definitiva derubando i risparmi e distruggendo la vita di milioni di persone.

Niente di nuovo. Come ho scritto nel nostro Free Report, stiamo vivendo ciò che è già successo innumerevoli volte in passato: la cannibalizzazione della classe produttiva per riuscire a mandare avanti le cose così come sono.

Sembra un paradosso ma è la verità: si diventa un impero grazie alla ricchezza prodotta dal libero mercato, dall'individualità che premia lo spirito imprenditoriale, dalla protezione della proprietà privata e dall'aumento della divisione del lavoro. Lentamente poi si perdono di vista questi principi e si cade nel protezionismo, nel parassitismo, nell'interventismo di Stato.

Distruggendo le caratteristiche fondamentali che hanno creato la ricchezza e il benessere, si ritorna al caos e la barbarie.
Piano piano poi si riscoprono quei principi e il ciclo riparte.

E' successo così all'impero romano e alla civiltà greca: allocazione del lavoro pianificata centralmente, controllo dei prezzi, svalutazione della moneta, controllo dei capitali, sequestro dei beni, tassazione insopportabile.

L'Italia ha vissuto questo processo e purtroppo ci troviamo nel punto peggiore.
La parabola è stata crescente nel dopoguerra, si è appiattita negli ultimi decenni del secolo scorso e adesso siamo in fase discendente.

Il segnale del futuro disastro economico e sociale si ha quando i burocrati iniziano a vedere le persone come "sudditi" esistenti all'unico fine di mantenere la loro posizione di privilegio.. invece che vedere la propria posizione come supporto alle persone. Credo che sappiate bene di cosa sto parlando..

La storia mostra che la libertà è sempre e comunque il prezzo che le società pagano per mantenere lo status quo e mantenere i propri carnefici al potere.

Quando infine il sistema collassa sotto il suo stesso peso, però, le cose possono andare dal male al peggio. E' quando le persone chiedono cambiamento a gran voce.

E' accaduto in Francia, quando il potere assoluto di Luigi XVI fu sostituito dalla dittatura assoluta di Robespierre. Oppure in Russia, con lo zar sanguinario Nicola II sostituito dal terrore rosso della Russia sovietica.

Il rivoluzionario marxista Leon Trotsky disse nel 1937:

“The old principle of ‘who does not work shall not eat’ has been replaced by a new one– who does not obey shall not eat.”

Chi non obbedisce non deve mangiare.

04 maggio 2012

DOPO IL CAOS.. L'ORDINE!


É evidente oramai a tutti che queste cosiddette durissime politiche di austerity causano più danno che bene, provocano alla classe media infinite sofferenze, suicidi fino alla rivolta sociale.

Mi sono fatto una semplice domanda : Se ciò è chiarissimo ai comuni mortali come noi, sarà a maggior ragione chiaro ai nostri governanti, e allora, perché arrivare a provocare una violenta rivolta sociale?

La risposta più immediata ed intuitiva l'ho scartata immediatamente: non si può pensare che agiscano se non per il nostro bene, per il bene della collettività, per il bene del Paese!

Se fosse cosi dovrei assumere che questi governanti conoscono la teoria economica e sanno che "austerity" significa semplicemente tagliare lo Stato, ovvero le tasse, la burocrazia, l´apparato dei partiti, i privilegi ecc ecc.
Sanno che austerity significa tagliare il parassitismo del welfare e puntare invece sulla libertà economica e sull'impresa privata.

Quella che stanno attuando non è la vera austerità! e lo sai benissimo anche tu...questa sarebbe stata l'unica soluzione teoricamente vera che avrebbe funzionato, ma non è stato così e ti spiegherò il perché...

Se la risposta logica e vera non è questa perché hanno adottato queste politiche di pseudo-austerità suicide?

D' altronde, una soluzione alternativa, anche se anch'essa profondamente sbagliata nel lungo termine, per evitare la rivolta sociale nel breve termine la sanno tutti qual è! Perché non l'hanno adottata?

Lo sanno tutti che basterebbe adottare la soluzione "Argentina" o "Islanda": uscire dall'euro, ritornare alla lira, svalutare, rinegoziare il debito pubblico soprattutto contro i creditori esteri e rendere più competitivo il Paese aumentando le esportazioni!  Ripeto, almeno nel breve termine, si eviterebbe una violenta rivoluzione sociale.

E allora, se sono consapevoli di questo (è evidente che non possono non saperlo) e se, soprattutto, teniamo bene in mente che abbiamo a che fare con sociopatici che sanno perfettamente quello che fanno e che conoscono le conseguenze delle loro decisioni, perché, allora, vogliono arrivare al caos della rivolta sociale, qual è il fine che vogliano raggiungere ?

La risposta che mi sono dato è semplice: out of caos order! Dopo il caos, l'ordine !

Loro hanno un piano preciso, direi "il piano". Come la Storia ci ha insegnato, solo provocando il caos, la violenza e la paura, si costringe la classe media a chiedere a gran voce, proprio a chi il caos l'ha provocato, l'ordine e quindi la fine della violenza in cambio della cessione di un altro poco di quella libertà rimasta, e di conseguenza, un governo più forte, più centrale e più autoritario...e voilà il gioco è fatto!

Uno Stato Europeo centrale, forte, autorevole e unito!...out of caos, order!

Questo è l' "ordine" che la stessa classe media europea chiederà a gran voce dopo il caos che sarà generato dalla rivolta violenta conseguente alle consapevoli e provocatorie politiche di "austerity" allargate oramai in tutta Europa.

Saremo noi stessi a chiedere a gran voce : Un solo Paese, una sola tassazione, una sola moneta, un solo esercito, un solo giudice, un solo padrone...e meno libertà!

Et voilà...out of caos, order!

Di seguito il video "La storia della tua schiavitu´" del filosofo Stefan Molyneux

  



02 maggio 2012

PERCHE' L'ASIA SUPERERA' L'OCCIDENTE

Abbiamo finito di scrivere il Free Report "Esistono due modi per poter andare a dormire tranquilli.. Essere ignoranti o essere pronti". Per riceverlo entra a far parte della nostra community iscrivendoti alla nostra Newsletter.

Sei secoli fa, quando Londra e Parigi erano posti irrilevanti ed infestati dalle pestilenze, e New York non esisteva ancora, la più grande città del pianeta era Nanjing - la capitale dell'impero cinese dei Ming.
A quel tempo, Nanjing non solo era la città più popolosa del mondo, ma anche la più civilizzata: arte, scienza, tecnologia e commercio fiorivano in un'economia libera e spontanea sotto la Dinastia Ming.

Alcune stime dicono che costituisse più del 30% del pil mondiale del momento. Per avere un'idea, oggi l'economia Usa rappresenta il 25%.
Le tasse erano basse, la moneta forte e gli scambi commerciali prosperavano. Insomma Nanjing era veramente il centro del mondo.

Nei successivi secoli però la marea si mosse, la Dinastia dei Ming cadde e il potere si trasferì più a ovest all'Impero Ottomanno e poi finalmente in Europa, emersa come la civiltà più avanzata.
Inutili crociate ed inquisizioni varie lasciarono il passo ad un'ondata di innovazioni in campo medico, tecnologico e scientifico. Alla fine del 17esimo secolo, la civiltà occidentale aveva affermato il proprio primato nell'ordine mondiale.

Supremazia confermata per centinaia di anni.. ma come la storia ha mostrato ripetutamente, i centri di potere cambiano in modo ricorrente. E noi viviamo in un epoca caratterizzata da una di queste transizioni.

Come è evidente, stavolta il potere si sta spostando dall'occidente all'oriente, causa il soffocamento dei paesi occidentali provocato dai propri debiti e dalle bolle keynesiane.
La maggior parte degli occidentali rifiuta di crederci. Non riescono a concepire un era in cui non sia l'occidente a guidare il mondo. Questo non cambia la realtà delle cose, siamo dentro al cambiamento e il processo difficilmente non andrà a conclusione. La finanza è probabilmente l'ambito in cui tutto ciò è più evidente.

Dalla casa di moda di lusso italiana Prada al produttore di bagagli e trolley Samsonite, da Glencore a Coach, tutti i grandi nomi sono stati attratti ad Honk Kong. Rovio, creatore del gioco Angry Birds, lo farà a breve.
Insomma mentre una volta era scontato per una nuova società entrare nella borsa di Londra o New York, ormai Honk Kong è divenuta la prima opzione.

Secondo la Financial Times' Banker Intelligence Unit, Singapore guida la classifica mondiale per quanto riguarda investimenti finanziari esteri. I primi tre sono Singapore, Dubai e Hong Kong.
Singapore riceve più investimenti esteri nel settore finanziario di New York, Londra, Francoforte e Svizzera messe insieme.

La semplice verità è che i soldi vanno dove vengono meglio trattati.. e il mercato ci sta suggerendo che Singapore è la destinazione migliore.
Inoltre, secondo altri studi, la Cina domina anche la finanza dello sviluppo dei mercati emergenti, specialmente di quelli in America Latina.

Nel passato paesi come Brasile, Ecuador e Venezuela quando avevano bisogno di soldi andavano a chiederli alla Banca Mondiale o al Fondo Monetario Internazionale, ormai non più: si rivolgono alla Cina.

Dal 2005 le banche cinesi hanno prestato più soldi all'America Latina di WB e FMI messi insieme..ed ad un tasso d'interesse maggiore.
Perché?

Probabilmente il motivo è che le nazioni in via di sviluppo si sono rese conto che chiedere soldi a quelle due istituzioni significa poi sentirsi dire come usarli. I prestiti cinesi invece non contengono vincoli politici.

Infine c'è la questione monetaria. Il dollaro è la valuta di riserva mondiale, uno status che è sempre più debole per la perdita di leadership e di potere degli Stati Uniti.
E' probabile che il punto di svolta nel passaggio di potere dall'Occidente all'Asia si avrà quando lo yuan sostituirà il dollaro, con il governo americano costretto a denominare in renminbi il proprio debito.

Niente di tutto questo significa che il Nord America e l'Europa finiranno ai margini della civiltà. Più semplicemente il vecchio sistema avrà un reset e le regola verranno riscritte. Come già detto, non è la prima volta nella storia che ciò accade, e non sarà l'ultima.
Questo cambiamento non è qualcosa di cui temere, ma piuttosto un fenomeno da accettare, abbracciare e cui essere pronti.