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13 gennaio 2013

QUESTA VOLTA NON E' DIVERSO

Disse Lao-tse più di 2500 anni fa:
“Più si governa, meno si raggiunge il risultato desiderato.. Più restrizioni e proibizioni ci sono al mondo, più povera sarà la gente... Più leggi vengono promulgate, più ladri e banditi ci saranno. 
..Quando le imposte sono troppo alte, il popolo ha fame; quando il governo è troppo invadente, il popolo si perde d’animo. Agite a vantaggio del popolo. Abbiate fiducia nel popolo, lasciatelo libero di agire. Governare una nazione grande è come friggere un pesciolino; attizzando troppo il fuoco lo si rovina.” 
Il pesciolino si è rovinato innumerevoli volte nella storia dell'umanità: ogni volta è successo in modo lento, graduale (conoscete l'aneddoto della "Boiling Frog"?).

E pare che ci sia una forte incapacità degli uomini di imparare dal passato, dalla storia; fenomeno probabilmente dovuto alla tendenza a ritenere il proprio tempo come il punto di arrivo di un processo di errori e assestamenti. Un punto di arrivo definitivo, stabile.

Tendiamo quindi a percepire il sistema in cui viviamo come immutabile. Un esempio lampante è quello degli stati nazionali: quando non esisterà più una Italia? L'Italia come paese unitario esiste da poco più di 150 anni, con la crisi economica e l'ascesa di movimenti secessionisti le probabilità di un disfacimento sono alte, eppure nell'immaginario della stragrande maggioranza delle persone l'Italia è un'entità immortale.

Nei libri di storia abbiamo letto e studiato che le entità politiche sono nate e morte continuamente, che il cambiamento è costante, eppure il dubbio che il nostro mondo non sia diverso e sia soggetto anch'esso a queste eventualità non ci sovviene.

E' sempre stato così. Bisogna prenderne atto, questa volta non è diverso.

La storia non si ripete mai, ma spesso fa rima con se stessa. Il declino della società occidentale è molto simile a quello avuto da molte altre civiltà nella storia. Le analogie con il passato sono spesso sorprendenti, come quella con il sistema fiscale egizio, o con la svalutazione monetaria che ha accompagnato il declino dell'impero romano. Un'analisi ad ampio orizzonte temporale non può che portare a questa conclusione: questa volta non è diverso.

Questo è un concetto molto interessante ed importante. Le nostre scelte si basano su dati, fatti, previsioni. Avere una buona teoria economica, una conoscenza della storia, una consapevolezza della natura umana, aiuta incredibilmente a migliorare le proprie previsioni, su cui basare le scelte. In ultima analisi, quindi, capire che questa volta non è diverso significa aumentare la propria consapevolezza e migliorare le proprie scelte, cioè migliorare il proprio futuro.

Questo concetto è stato l'oggetto del mio intervento al Christmas Economy di Torino. Ho pensato di rimediare all'inevitabile ed eccessiva sintesi che ha caratterizzato l'esposizione orale, vittima dei necessari limiti tempistici dell'evento, creando un report che supportasse in modo più completo la tesi del "questa volta non è diverso".

E' liberamente scaricabile in pdf:


Nonostante l'inevitabile spirale di declino in cui i governi ci porteranno, l'interazione tra le persone libere, il mercato, i capitalisti, gli uomini di passione e di talento continueranno a migliorare le nostre esistenze fornendo soluzioni ai nostri problemi e risposte alle nostre necessità.

Questo è un tempo meraviglioso da vivere proprio perché un sistema che ha bloccato l'innovazione in molti aspetti della nostra vita sta finendo e le possibilità che si aprono sono incredibili. Leggete il report fino alla fine e forse troverete la vera luce in fondo al tunnel.

Riecho
Editor EconomiaeLiberta.com

p.s.= ringrazio tutte le persone che ho incontrato a Torino e sono felice che con alcune di loro sia nato uno scambio diretto di email. Per chi volesse, sono sempre disponibile al contatto: riechoblog@hotmail.it

2 commenti:

  1. .
    Ho letto il pdf...



    Ho trovato particolarmente azzeccato il confronto serrato fra quanto e' successo nel passato, in altre Civilta', e i titoli degli articoli recenti, sottolineandone i parallelismi.

    Unico punto di dissenso: la concessione a Monti di qualche pregio.. no, credo
    che sarebbe preferibile una "morte" improvvisa del sistema, piuttosto che l'agonia
    imposta da Monti. Piu' i tempi saranno lunghi, piu' riusciranno a toglierci, secondo me. Prima il sistema collassa, prima arresteremo gli espropri e comparira' la rinascita.

    E' piu' facile affrontare il difficile momento del passaggio adesso, disponendo ancora di una casa, avendo ancora qualche soldo in tasca, essendo ancora giovani o per lo meno non ancora vecchi ... piuttosto che fra 5-10 anni, quando saremo piu' poveri, forse ci avranno preso la casa,e saremo vecchi e bisognosi di tutto in un mondo che non potra' piu' darci niente.
    Meglio domani.
    Anzi, ieri.
    .

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  2. Grazie per il vostro lavoro. Trovo naturalmente come sempre carente la cosa sotto alcuni aspetti, l'analisi antropologica non è completa. Non viene ad esempio mai chiarito il ruolo che hanno i leader nei cambiamenti, quello della creazione di strutture forti in cui le differenze e pulsioni individualistiche disgreganti vengono ricondotte ad unità mediante diversi strumenti, primo tra tutti il patto sacro: una credenza molto forte di dover onorare gli impegni presi nei confronti del gruppo. Il concetto di minoranza creativa viene toccato solo di striscio, perché non si coglie il fatto che non tutti contribuiscono (non vogliono e non possono) allo stesso modo e con la stessa intensità all'edificazione della società, mentre è sicuramente positivo mettere al centro il bisogno di formazione e quindi libertà. Ma queste carenze sono dovute all'orientamento culturale di fondo, che è individualista e non solo antistatalista.

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