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10 aprile 2013

ACHTUNG! BANDITEN!

Gli economisti mainstream ci raccontano, un giorno sì e l'altro pure, un fatto per loro basilare: mentre lo stato italiano si ritrova senza un euro in cassa e oberato da debiti e da spese esorbitanti, gli italiani possiedono una ricchezza privata, mobiliare e immobiliare, enorme. Questo è un dato reale.

Come e perché si è formata questa ricchezza privata, superiore addirittura a quella di paesi considerati virtuosi come la Germania?
Innanzitutto per un caratteristica importante e positiva: gli italiani risparmiano, tendono ad indebitarsi poco e cercano, nonostante il consumismo, di non fare passi più lunghi delle gambe che si ritrovano.

Che strumenti si sono usati nel tempo per mantenere ed accrescere il risparmio?
La casa, storicamente l'investimento più amato nel nostro paese e, attenzione, i titoli di stato.

Perché i titoli di stato? Per diversi motivi: li si è sempre ritenuti un qualcosa di "sicuro", e soprattutto hanno sempre offerto rendimenti superiori al tasso d'inflazione. Quando in questo paese l'inflazione era al 20%, Bot e BTP garantivano interessi superiori per oltre un punto percentuale.
E' sempre stato così, per cui prima direttamente e poi indirettamente attraverso fondi comuni, gestioni di capitale, polizze assicurative etc etc ci si è imbottiti di titoli pubblici.

Questo potrebbe far pensare che quindi il debito pubblico abbia svolto una funzione positiva.
Non è così: se da un lato il debito pubblico è cresciuto smisuratamente, portando lo stato a dilapidare ingenti risorse in maniera totalmente improduttiva e in politiche assistenzialistiche fallimentari, dall'altra il drenaggio da parte dello stato del risparmio privato ha avuto come conseguenza la cronica carenza di capitale per gli investimenti produttivi.

Da questo dipende il fatto che l'economia italiana sia ferma da una ventina d'anni abbondante; che ci si ritrovi con una borsa (il principale mercato per il capitale produttivo) asfittica e con pochissime aziende quotate; il ricorso da parte delle imprese al credito bancario come unica fonte di finanziamento e una dimensione delle imprese spesso troppo ridotta per competere efficacemente sui mercati internazionali.
Quindi: la presenza di un debito pubblico spropositato non può che creare danni notevoli e strutturali nel medio-lungo periodo.

Ma tornando all'affermazione degli economisti citata all'inizio della nota: cosa sottintende?
Un possibile disastro imminente: visto che gli italiani sono ricchi, che paghino coi loro risparmi almeno parte del debito dello stato..

Attenzione quindi: il possibile sbocco di questa situazione può portare ad una razzia del risparmio privato.
Non può essere saggio in questa situazione prendere per buone le rassicurazioni dei politici e dell'apparato in generale:  lo stato non intende rinunciare nemmeno in parte al patrimonio pubblico e al potere che ne deriva.
Aggiungiamoci un fisco sempre più occhiuto e gli accordi che vari paesi UE stanno stringendo riguardo la tracciabilità, e il quadro è completo.

Quindi non ci rimane ad esempio che cercare di individuare quegli strumenti finanziari che possano garantirci legalmente il più possibile rispetto alla possibile aggressione dello stato verso i nostri risparmi; selezionare come e dove investire; scegliere professionisti e controparti credibili e non compromessi con il sistema banco-centrico che caratterizza il nostro paese.

Non si può che ribadire che non esiste una soluzione generale e valida per tutti: siamo tutti diversi e unici, ognuno deve cercare la "sua" soluzione in base alla sua situazione attuale e alle proprie aspettative.

Massimo Testa
contributor EconomiaeLiberta.com

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