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28 marzo 2013

NOI E LA POLITICA

Premessa
Ci hanno abituato a infilare la politica dappertutto, un po' come descriveva Giorgio Gaber in una sua famosa canzone. 
Siamo abituati a parole come "patria", "nazione", "giustizia sociale", "equità", "democrazia"...esercizi di retorica che hanno in realtà un solo fine: rendere legale e condiviso un sistema di potere e di ingegneria sociale.
Per cui c'è chi è pure convinto che essere turlupinati e derubati quotidianamente sia giusto e giustificabile, perché "serve" a realizzare un nobile ideale.

La realtà
Oggi in tanti si chiedono perché Bersani insista in questo tentativo disperato di formare un governo.
Ve lo spiego io.


Perché se per caso si andasse ad elezioni fra poco, quello che è il suo partito non sarebbe la sola cosa ad andare in pezzi, dato che Renzi farebbe la sua gara (e che è pure per abolire il finanziamento pubblico ai partiti) e perderebbe quindi sicuramente.
Si sgretolerebbe in realtà quella che è la vera essenza di quel partito, che non sono gli "ideali" che sbandiera e le parolette con cui si riempiono la bocca i suoi sostenitori, ma un radicato, diffuso e immanente sistema di potere economico che coinvolge tutto il paese.

Il caso MPS, su cui vige un silenzio di piombo come la loro un tempo amata cortina, non è che un granello di sabbia di una spiaggia tropicale lunga chilometri.

In realtà, tutto un enorme sistema economico-finanziario basato sul denaro pubblico, sia a livello centrale che periferico, andrebbe in frantumi. Banche, assicurazioni, cooperative edilizie e di servizi, imprese "amiche" (simpatiche finanziatrici...); tutta roba che senza finanziamenti e appalti pubblici (ma stabiliti non attraverso gare, ma privatamente!)...kaputt, finito.
E con questo, tutto l'enorme potere che ne deriva.

Conclusione
Questa è la politica.
Non le chiacchiere, non gli slogan roboanti: solo potere dell'uomo sull'uomo.


Che fare?
Per chi crede nell'individuo, nella sua libertà e nella spontanea cooperazione sociale che si esplica nel libero scambio fra le persone (di idee, informazioni, beni, servizi etc etc) non possono esistere "soluzioni" collettive...non si è né si vuole diventare ingegneri sociali, e quindi non si pretende di imporre al prossimo un "sistema" socio-economico.

Si possono seguire, individualmente, dei comportamenti conseguenti a questa visione delle cose.
Per cui, ad esempio:
  1. Attrezzarsi culturalmente per capire la realtà nella quale viviamo. Il che significa conoscere e studiare l'economia, che altro non è che lo studio del comportamento dell'uomo nel suo rapporto coi propri simili.
  2. Cercare le soluzioni migliori per sè e per le persone che ci sono vicine per difendere la propria proprietà , che in definitiva coincide con quello che noi siamo.
  3. Agire su singoli temi che ci interessano, appoggiando quelle iniziative coraggiose che di tanto in tanto nascono spontaneamente: ad esempio la petizione per l'uso illimitato del denaro contante, piuttosto che la lotta di Giorgio Fidenato, un coraggioso imprenditore veneto, contro la ritenuta d'imposta.
  4. Per finire: comportarsi sempre correttamente con il prossimo. La prima cosa da fare, se si vuole cercare di vivere da persone libere.
Massimo Testa
contributor EconomiaeLiberta.com

27 marzo 2013

"SAPPIAMO COSA DOVREMMO FARE, MA NON SAPPIAMO COME POTER ESSERE RIELETTI DOPO AVERLO FATTO"

Così come fu per Lehman Brothers nel 2008, così la recente questione di Cipro va letta non come la causa di una crisi, ma come il sintomo di una malattia che da tempo ha colpito profondamente il sistema economico-finanziario occidentale.

Andando alla sostanza, questa malattia è l'espansione artificiale del credito: «Non c’è alcun modo di evitare il boom finale provocato dall’espansione artificiale del credito. L’unica alternativa è decidere se la crisi arriverà prima, con l’abbandono volontario dell'espansione, oppure più tardi come conseguenza di una catastrofe totale del sistema monetario coinvolto» Ludwig von Mises

Il sistema a riserva frazionaria e di moneta-fiat si basa esclusivamente sulla fiducia. Nel momento in cui viene a mancare la fiducia crolla tutto. La vicenda di Cipro ha rappresentato un colpo significativo alla fiducia nel sistema da parte delle persone. 
Ciò mina le fondamenta del sistema perché ha reso chiaro a tutti che la garanzia dei depositi bancari è, come minimo, fragile (matematicamente è una promessa impossibile da mantenere). 

Domani le banche riapriranno e ancora non si sa esattamente la percentuale del haircut per i depositi superiori ai 100.000 euro. Le giravolte continue dell'ultima settimana hanno mandato il messaggio per cui l'Europa tratterà ogni situazione critica che verrà a presentarsi senza seguire un criterio preciso. Una persona razionale non può dunque predire niente se non assumere lo scenario peggiore.

La verità è che maggior parte delle banche nel mondo occidentale è tecnicamente fallita. La liquidità cash è una percentuale pari circa al 2% rispetto ai depositi e gran parte degli investimenti sono in titoli di debito pubblico che non hanno speranza di essere ripagati.

Abbiamo banche commerciali insolventi garantite da governi insolventi. Tutto il giochetto è tenuto in piedi dalla banca centrale con soldi creati dal nulla.

Moltissime persone mi dicono di credere che i propri soldi siano sicuri perché garantiti dallo Stato. Che follie devo udire! I numeri e la storia ci dicono che i governi sono l'ultima istituzione cui fare affidamento.

Il primo ministro del Lussemburgo, Jean-Claude Juncker, pare abbia pronunciato queste frasi:

“We all know what to do, we just don’t know how to get re-elected after we have done it", che ci aiuta a capire perché tra le opzioni individuate da Mises la seconda è molto più verosimile. Rimandare i problemi a quando ci saranno altri con la patata bollente in mano.

E: "When it becomes serious, you have to lie."

Queste frasi dovrebbero far aprire gli occhi sulla vera essenza dei governi e del loro agire: un elite di persone che sfrutta il potere per arricchire sè stessa e che agisce secondo i cicli elettorali al fine di mantenere sè stessa al potere.

Là dove esistono governi indebitati, ci sarà creazione di denaro dal nulla, ci sarà inflazione, ci saranno confische. Perché quando chi comanda è indebitato, a perdere sono i risparmiatori.

La scelta di dove avere i propri soldi è importante. L'illusione di un sistema sicuro e indistruttibile ha creato nella società l'idea che una banca valesse l'altra e ha fatto perdere alle persone l'abitudine di distinguere e valutare. La situazione è cambiata, non potete più permettervi questa superficialità.

Fate attenzione alla banca e alla giurisdizione in cui mettete i vostri soldi. E in quale valuta, perché una confisca del 10% del conto e una perdita del 10% del potere d'acquisto per inflazione sono la stessa identica cosa.

Riecho
Editor EconomiaeLiberta.com

24 marzo 2013

SOVRANITA' VO CERCANDO

Gli avvenimenti dell'Ungheria mi sembrano assai indicativi delle opzioni che si pensa siano nelle mani dei popoli europei. Allinearsi alle indicazioni dell'Europa oppure ribellarsi e 'riprendersi la sovranità'. Anche in Italia questi sono, pur con qualche sfumatura, gli schieramenti. I Montiani, Bersaniani, Napolitani a favore di ‘niente salvezza fuori dall’Europa’. I Grillini, i Barnardiani, centro socialisti e antagonisti per ‘fuori dall’Europa, no alla BCE, ritorniamo alla lira e riprendiamoci la sovranità’. Vorrei tentare di spiegare perché le due opzioni sono esattamente la stessa cosa e perché l’una è alternativamente la brace dell’altra padella, a seconda di come la si osservi. Dall’articolo che allego a cui rimando la lettura sembra che le cose stiano nei termini seguenti.

Il partito del presidente ungherese Orban che ha la maggioranza dei consensi ha deciso di sfidare l’Europa varando una serie di riforme Costituzionali ma soprattutto, ed è quello che fa imbestialire gli eurocrati, sottraendo la banca centrale ungherese a qualunque possibile interferenza della BCE e ponendola sotto la tutela diretta del governo (ricordiamo che in Ungheria non c’è l’euro e possono stampare valuta locale). Naturalmente è partita la campagna di delegittimazione che si fonda sull’oggetto delle riforme: limitazione della libertà di espressione, divieto di dormire in luoghi pubblici, riconferma della famiglia tradizionale come unica e sola titolare di diritti di coppia, messa al bando del Partito Comunista, insomma tutta robetta che fa inorridire i politically correct di tutta Europa.

L’Ungheria, così come Cipro, potrebbe parafrasare Fini, - Che fai mi invadi? -. Io non lo so se arriveranno a invadere l’Ungheria, Cipro o magari, un domani, la Spagna o l’Italia. Quello che so è che la maggioranza degli elettori ungheresi rivuole ‘sovranità’, e come la intende? Proprio come gliel’ha presentata il suo presidente. Limitazioni alla libertà d’espressione, trasformazione in reato del dormire in una stazione, reato inneggiare al comunismo,  e immagino fuori legge anche il saluto col pugno chiuso (mi ricorda qualcosa), gay e lesbiche muti e, magari, nascosti,  etc etc. Del resto vi siete accorti che l'impeto di liberazione che si vorrebbe promanato dal 'rivoluzionario' M5S è accompagnato da una ben nota colonna sonora? Il tintinnar di manette, genere incarnato in noi quanto il melodramma o la canzone melodica.

A questo punto mi domando – Ma sarebbe questa la via di fuga alla prepotenza del sovrastato europeo? -.

Per me si dimostra che il sovrastato europeo e lo stato nazionale sono la stessa identica cosa che significa coercizione delle persone e niente altro. E mi parlano di sovranità. L’unica sovranità che riconosco è quella dell’individuo su sé stesso, sul proprio corpo e sulla proprietà che si è guadagnato onestamente o che gli è stata legittimamente tramandata. Ne trovate traccia nel sovrastato europeo o nella costituzione ungherese del presidente Orban? Io ben poca. Quasi nulla. Ne discende che la soluzione non può essere l’Europa nè lo stato nazionale centralizzato ma solo l'autodeterminazione di popoli che vogliono stare insieme senza essere obbligati a vivere, lavorare, pagare per gente con cui non amano dividere la loro casa. O così o dittatura.

Busta numero 2, temo...

Mauro Gargaglione
contributor EconomiaeLiberta.com

17 marzo 2013

IL CANARINO NELLA MINIERA DI CARBONE

Le prime miniere di carbone non avevano sistemi di ventilazione. I minatori portavano nei nuovi antri delle miniere un canarino dentro una gabbietta. I canarini sono particolarmente sensibili al metano e al monossido di carbone, il che li rendeva perfetti per rivelare la presenza di gas pericolosi. Fino a che sentivano il canto del canarino potevano esser sicuri che l'aria fosse sicura. La morte del canarino segnalava invece l'immediata evacuazione.

Immagina di svegliarti un sabato mattina, alzarti dal letto, andare in cucina, accendere la radio o la tv e scoprire che nella notte il governo ha deciso che entrerà nel tuo conto corrente e ruberà parte dei tuoi risparmi. Saprai di essere il canarino.

E' esattamente ciò che è accaduto ai cittadini ciprioti ieri mattina, e a tutti i non ciprioti con un conto corrente aperto a Cipro: il 6,7% per i conti fino a 100.000 euro, il 9,9% per quelli superiori.

Non deve essere una bella sensazione.

Qualche sprovveduto ha subito pensato: allora corro a togliere i soldi dal conto! Ma i politici non sono stupidi, quando si tratta di prender soldi alle persone. L'annuncio non a caso arriva di sabato: le banche sono chiuse e lo resteranno anche lunedì e martedì. C'è poco da fare.

Nasce quindi la protesta, alcuni lo hanno fatto portando un bulldozer di fronte alla propria banca.

La protesta. Ecco il punto cui non devi arrivare. La protesta è la reazione istintiva quando ci si accorge di essere stati fregati, di non aver più scampo, di non poter far più niente per cambiare le cose. Non rischiare di svegliarti una mattina e scoprire che la protesta è l'unica opzione rimasta.

Ciò che sta accadendo a Cipro in queste ore viene completamente taciuto dai maggiori media italiani, quando invece occupa i primi titoli dei giornali di tutto il mondo. Verrà etichettato dall'UE come un intervento unico, speciale. Balle, come quelle che continuano a raccontare da anni sulla crisi del debito, sulla reale condizione dell'economia e sulle prospettive future.

Ormai dovrebbe essere chiaro a chiunque che la proprietà sui soldi depositati nelle banche di paesi falliti non è più assicurata. Non più solo per l'insolvenza delle banche stesse, ma perché i conti sono alla mercè degli euroburocrati. Forse ora vi sarà più chiaro perché i politici ci tengono tanto all'eliminazione del contante.

Un'ultima considerazione per coloro che hanno accettato di pagare l'Imu con spirito di sacrificio: smettetela di illudervi. Guardate la realtà. Le tasse vanno a finire nel buco nero della spesa pubblica. Più tasse, più entrate per il governo, peggio sarà per l'economia.

Nonostante un aumento delle entrate fiscali, il debito pubblico italiano ha toccato un nuovo record a 2022 miliardi di euro. Dimostrazione che pagare tutti per pagare meno è una menzogna di livelli galattici. Nel frattempo i negozi chiudono con una rapidità impressionante, gli imprenditori continuano a suicidarsi nel silenzio generale e l'Italia perde il capitale umano che più di tutto conta per la prosperità di una società.

L'aria della miniera era previdibilmente malsana e pericolosa. Da oggi non si sente neanche più cantare il canarino. Che fai? Esci dalla miniera o continui a lavorare?

Riecho
Editor EconomiaeLiberta.com

COSA COMPORTA LA GUERRA VALUTARIA

Mentre i nostri politici si mettono d'accordo su quale debbano essere i culi che scalderanno le poltrone più importanti (cioè più remunerate, da noi) delle due camere del Parlamento, il mondo si sta armando per una guerra valutaria senza precedenti.

Iniziamo a guardare come è fatto l'attuale sistema monetario.

Nella maggior parte dei paesi, l'offerta di moneta è sotto totale controllo di un pugno di persone, i banchieri centrali. Hanno il potere di creare moneta dal nulla e obbligare per legge, tramite i politici, tutti noi ad utilizzarla. Creare moneta significa diluirne il valore: se i soldi cadessero dal cielo non avrebbero un gran valore, è un concetto che un bambino di 5 anni non fa fatica a comprendere.

Domandatevi perché non vi è concesso stampare denaro falso e capirete quali sono i vantaggi per chi ha il monopolio della stampante.. per i governi significa diminuire il peso dei propri debiti. Se hai un debito di 100 euro e 1 euro oggi vale 1 gallina, allora se domani 1 euro ne vale 0,8, il debito varrà 80 galline, non più 100. In termini reali la differenza c'è, eccome. Ecco il vantaggio di aver debiti denominati in valute fiat.

Inoltre, proprio a causa dell'indebitamento generale del mondo occidentale, i consumi interni stanno calando. La guerra è dunque quella per accaparrarsi la domanda dei mercati emergenti. Per farlo, svalutano la moneta, che rende conveniente i propri prodotti.

Le banche centrali, dal 2008 ad oggi, hanno iniettato nel sistema oltre 10 mila miliardi di dollari. Ormai non si tratta neanche più di stampare pezzi di carta con delle parole scritte sopra, ma direttamente di fare click su una tastiera.

Ecco il motivo per cui sempre più persone si stanno muovendo per convertire i propri risparmi monetari in oro o metalli preziosi: l'oro e i metalli non si possono creare dal nulla. O, dato che ancora non possiamo pagare la spesa con l'argento, si spostano verso valute stabili, o tutto ciò che possa conservare il valore dei risparmi. D'altronde è la funzione per cui la moneta è emersa nella società.

Top 10 Currencies Versus the US Dollar in 2012
1
New Zealand dollar
+8.07%
2
Chilean peso
+7.49%
3
Polish zloty
+7.04%
4
Columbian peso
+6.78%
5
S. Korean won
+6.51%
6
Philippine peso
+6.47%
7
Mexican peso
+6.21%
8
Singapore dollar
+5.85%
9
Brunei dollar
+5.76%
10
Peruvian new sol
+4.82%


Come potete vedere nel 2012 le valute che si sono apprezzate rispetto al dollaro americano, sono quelle dei mercati emergenti, tutti poco indebitati ed in crescita. Il vincitore è..


..il Dollaro Neozelandese (attenzione ai numeri, vanno sempre interpretati. Per ogni valuta andrebbe fatto un discorso a parte, per cui non pensiate di dover fare incetta di pesos colombiani o dollari neozelandesi..).

Quella tabella è un chiaro segnale della guerra valutaria pronta a scoppiare: non a caso non vi troviamo il real brasiliano, la rupia indiana o il renminbi cinese, perché i rispettivi Paesi, basando la propria economia sulle esportazioni, sono costretti a svalutare la propria moneta per star dietro a quella del dollaro americano.

E se notate non c'è il Franco Svizzero, simbolo di forza e stabilità da sempre, che però ha minato la propria credibilità quando a Settembre 2011, sotto pressione delle aziende esportatrici svizzere come la Netslé, la Banca Nazionale Svizzera ha fissato il cambio con l'Euro a 1,20.

La guerra valutaria parte dalla massiccia svalutazione del dollaro americano, e sta entrando in una nuova fase con le dichiarazioni del nuovo primo ministro del Giappone, Shinzo Abe, che appena insediatosi ha promesso di svalutare lo Yen quanto necessario: “Le manovre dei paesi, in primis l’America, per deprezzare il cambio rafforzeranno inevitabilmente lo yen. È per noi vitale contrastare questa politica”.

E l'Euro? Non a caso aumentano le dichiarazioni di esponenti dell'establishment europeo, ultimi il Presidente francese Hollande e Romano Prodi, contro l'eccessiva forza dell'euro.

Tenete sempre a mente le parole di Ludwig Von Mises: "Non c'è modo di evitare il collasso finale di un boom indotto da un'espansione creditizia. La scelta è solo se la crisi debba avvenire prima come risultato dell'abbandono volontario di un'ulteriore espansione del debito o più tardi con la totale catastrofe del sistema monetario coinvolto".

Ci dicono che la guerra valutaria è l'equivalente di una reazione nucleare incontrollata ed inarrestabile, capace di rendere il mondo totalmente inadatto per le persone libere, che vogliono lavorare, produrre, risparmiare, vivere.

Trarne le conseguenze significa comprendere cosa comporta nella vostra vita questa situazione e agire di conseguenza. Un suggerimento: la soluzione non passa dalla politica.

Buona domenica,
Riecho
Editor EconomiaeLiberta.com

07 marzo 2013

IL DECLINO DELL'OCCIDENTE IN UNA SEMPLICE INFOGRAFICA

A fine Novembre scorso il Brookings Institute ha pubblicato un'infografica decisamente interessante.

La mappa interattiva mostra la crescita economica delle 300 aree metropolitane più grandi del mondo, da New York a Londra, da Santiago del Cile a Jakarta in Indonesia, da Mosca a Wulumuqi, in Cina.
Tutte queste città vengono classificate in base ai risultati economici ottenuti in tre diversi periodi, utilizzando come dati la crescita economica e le dinamiche di occupazione.

Le città vengono rappresentate sulla mappa con un pallino grande proporzionalmente alla popolazione ed un colore che va dal blu scuro (le migliori) al rosso scuro (le peggiori). Cliccando sulla città si aprirà una finestra informativa.


Cliccando su Plot >> vi si aprirà un grafico che mette in ordinata il dato della crescita economica e in ascissa il tasso di occupazione. Trovate la mappa a questo link.


Il rosso e l'arancio sono concentrati in Europa, Giappone e Nord America (ad eccezione del Texas, non a caso). Il blu scuro e l'azzurro li troviamo invece in Asia, in Medio Oriente, nell'Est Europeo e in Cile.

La conclusione è una e chiara: l'Occidente è in declino, nuovi mondi sono emersi.

Occidente e Giappone hanno vissuto sopra i propri mezzi, oggi stanno iniziando a pagare il conto. E il conto va pagato, in un modo o nell'altro. Questo significa descrescita, disoccupazione, tensione sociale, inflazione. E' un trend di lungo termine che ha iniziato ad accelerare negli ultimi anni.

Guardando e studiando la storia non ci sorprendiamo della decadenza di intere civiltà, nazioni, sistemi. E' un fenomeno che siamo abituati a conoscere, ma rifiutiamo istintivamente che lo stesso destino possa toccare alla nostra società, al nostro tempo, a noi. Errore.

La crescita del consenso per movimenti come il M5S non sono altro che il segno dei tempi. Come quella per Alba Dorata in Grecia. Degenerazioni simili si avranno presto in Spagna. Il M5S non è il cambiamento, è la risposta alla paura, alla sofferenza, alla rabbia. E quando gli uomini vengono guidati da paura, rabbia e sofferenza, i risultati sono tutt'altro che buoni.

Quella mappa è solo la conferma di una condizione che dovrebbe essere evidente a tutti. Chi non la riconosce soffrirà. Molto.

Chi vede è consapevole. A lui poi la scelta su cosa fare.
La soluzione è individuale.

Riecho
Editor EconomiaeLiberta.com

01 marzo 2013

I TEDESCHI TACCIANO, NON SIAMO MALATI

Grande Giorgio, sei tutti noi!

Ma cosa vogliono questi tedeschi? Eleggiamo chi vogliamo, noi. 
Bene ha fatto Napolitano ad annullare l'incontro! Devono smetterla di rompere, questi tedeschi. 

I clown sono loro, con quei cognomi impronunciabili! 

Bravo Giorgio, ieri di nuovo ti sei fatto valere con quello Scioibel. L'Italia non è allo sbando. Il contagio prevede una malattia, e l'Italia non ha nessuna malattia. Diglielo!

Fine del teatrino italiota. Ora le cose serie:

Il debito pubblico è al 130% del Pil;
Ci sono comuni, province e regioni in dissesto finanziario;
Lo Stato ha un debito nascosto nei confronti delle aziende per 140 miliardi di euro;
L'INPS ha un deficit di oltre 10 miliardi di euro;
Le aziende italiane in quattro anni hanno bruciato 500 miliardi di fatturato;
Tre aziende su cinque sono costrette a chiedere prestiti per pagare le tasse;
Negli ultimi cinque anni abbiamo perso 7 punti di Pil e oltre mezzo milione di posti di lavoro;
La disoccupazione è oltre l'11%, quella giovanile oltre il 38%, i precari sono quasi 3 milioni;
Le ore di cassa integrazione autorizzate continuano ad aumentare, a gennaio sono state 88,9 milioni;
Per la prima volta il numero di emigrati ha superato quello degli immigrati;
I valori immobiliari crollano, il mercato è bloccato, i negozi non vendono più;
Le aziende delocalizzano, i capitali fuggono;
Monte dei Paschi di Siena, l'istituto bancario più antico del mondo, è in bancarotta;
Il governo Monti ha messo solo tasse e non ha cambiato una virgola del sistema;
Ora con il Paese è ingovernabile la borsa va giù e lo spread su;




Devo continuare..?

Qui non c'è una malattia. Qui c'è un accanimento terapeutico su un corpo ormai inerme.
Morirà, non c'è niente da fare. Il punto di non ritorno è stato superato. Urlare non cambia la realtà.

Perdete la speranza, il sistema non si autoriforma per natura. Una soluzione politica non esiste.

Un paio di giorni fa, i servizi segreti hanno rilasciato il proprio rapporto al Parlamento, in cui si afferma che la crisi alimenta tensione sociale (non l'avrei mai detto!):

"Secondo gli 007 il «massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali» ha contribuito a contenere le tensioni che sono andare accumulandosi in diversi ambiti, dalla protesta degli autotrasportatori in Sicilia alla campagna contro Equitalia, dalla Tav alla scuola. Ora però, «in assenza di segnali di un'inversione del ciclo congiunturale - si legge - l'incremento delle difficoltà occupazionali e delle situazioni di crisi aziendale, potrebbe minare progressivamente la fiducia dei lavoratori nelle rappresentanze sindacali, alimentare la spontaneità rivendicativa ed innalzare la tensione sociale, offrendo nuove opportunità ai gruppi dell'antagonismo», per «intercettare il dissenso e incanalarlo verso ambiti di elevata conflittualità»."

Il punto è molto semplice: crisi economica porta a malcontento popolare. La risposta dolorosa ma razionale sarebbe il taglio feroce di burocrazia, spesa pubblica, tasse ecc.. ma la democrazia è per definizione irresponsabile e irrazionale.

La risposta che verrà data dal sistema a questa condizione sarà da una parte l'utilizzo di ammortizzatori sociali, sussidi, redditi di cittadinanza e dall'altra inasprimento della sicurezza, del controllo fiscale, controllo politico, controllo finanziario.

Un inferno per le persone che amano la libertà, che vogliono lavorare, produrre, inventare, vivere.

La soluzione non è la politica.
La soluzione è individuale.

Riecho
Editor EconomiaeLiberta.com