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10 maggio 2013

TRADITORI DELLA PATRIA?

L'ultimo post Inettocrazia, la parola che spiega tutto ma non troverete nei dizionari, prendeva spunto dalla teoria del ciclo storico di Alexander Tytler per giungere alla conclusione che esistono 3 opzioni: accettare il sistema, non accettarlo e tentare di cambiarlo con la violenza, lasciarlo spostandosi in una società che si trova ad un punto migliore del proprio ciclo naturale.

La stragrande maggioranza delle persone sceglierà la prima opzione, vinta dall'apatia o da altri vincoli personali. Un numero ristretto, ma rumoroso, di persone sceglieranno probabilmente la seconda opzione e andranno a scontrarsi contro un muro. Accettare la realtà è difficile.

Solo una piccola parte di persone opterà per la terza scelta. Chi la prende in considerazione, faccia attenzione a non sottovalutare la tempistica: assumere di poter rimandare la decisione finché le cose non si mettono davvero male, è un grave errore. Il momento giusto è precedente al momento in cui le cose si sono messe davvero male.

Storicamente l'opinione pubblica e il governo hanno sempre affrontato il problema dell'espatrio dei cittadini seguendo una progressione che possiamo riassumere così:

Prima Fase: occasionalmente alcuni cittadini lasciano il paese e vengono ignorati completamente.
Seconda Fase: i produttori iniziano a preoccuparsi e a lasciare il paese in numero crescente. La delocalizzazione delle imprese e l'espatrio iniziano ad essere additati come reati e accusati di essere la causa delle condizioni economiche in peggioramento.
Terza Fase: gran parte dei produttori, nel panico, tentano di lasciare il paese. Additati come traditori della patria, si cerca di fermarli e di spogliarli della propria ricchezza.

Googlate "contro la delocalizzazione" e fatevi un'idea.



[Non fatevi abbindolare da questa retorica. Chi lascia il paese salvaguardando la propria ricchezza è, a dirla tutta, il vero patriota, perché proprio queste persone prudenti, capaci e lungimiranti saranno capaci di fornire il capitale necessario per ricostruire il paese quando l'economia sarà devastata.]

Immaginate di viaggiare con altre persone su un bus che si dirige dritto dritto verso un burrone. L'autista è al proprio posto e non c'è alcuna possibilità di comunicare con lui. Dal vetro intravedete con chiarezza che il burrone si sta avvicinando. Non ci sono strade alternative e comunque l'autista non pare assolutamente intenzionato frenare. L'importante è evitare di rimanere nel bus abbastanza a lungo da trovarsi nel mezzo della folla presa dal panico che blocca ogni via di fuga. Se si vuole, perché le scelte sono 3 ed ognuno di noi è diverso, evitare il burrone occorre saltar fuori dal bus prima che "le cose si mettano davvero male".

Una decisione molto difficile. Richiede una lungimiranza non comune.

Riecho
Editor EconomiaeLiberta.com

06 maggio 2013

INETTOCRAZIA, LA PAROLA CHE SPIEGA TUTTO MA CHE NON TROVERETE NEI DIZIONARI

Inettocrazia:

"Un sistema di governo in cui i meno capaci di comandare vengono eletti dai meno capaci di produrre, e in cui i membri della società meno predisposti ad avere successo vengono premiati con beni e servizi pagati con la ricchezza confiscata al numero sempre minore di produttori."

La parola "inettocrazia" non esiste in nessun dizionario, ma sembra esser stata creata recentemente per descrivere la natura del processo elettorale democratico e il suo inevitabile risultato logico. Ce ne era bisogno e bisogna dire che l'autore, anonimo, abbia fatto un lavoro ottimo nel limitare questo concetto, complesso, in poche parole.

So che queste affermazioni appaiano come esagerazioni, estremizzazioni, pericolose, irrispettose: a quanto pare si è persa l'abitudine a descrivere le cose per quello che sono, ad usare la logica e il significato vero delle parole. Tutto in onore del politicamente corretto.

Così come per l'articolo sul documento Offshore Leaks, anche in questo caso invito chiunque inorridisca di fronte a queste prese di posizione a deiscriversi eventualmente dalla newsletter e non seguire più questo blog.

Chi percepisce sé stesso come persona libera e produttrice di valore e benessere nella società non farà fatica a rendersi conto di vivere in una inettocrazia, in cui persone incapaci, inette, hanno potere decisionale su cosa si può e cosa non si può fare e tentano di ingabbiare l'azione umana dentro codici scritti.

La immediata reazione è: "Bene, allora, andiamo a cambiare il sistema". Dato che una persone non è in grado di cambiare il sistema, si tenta di raggrupparsi con persone che la pensano allo stesso modo. Fare politica.

Temo che la verità sia che coloro che tentano di cambiare il sistema per renderlo migliore, non avranno successo. Il motivo è semplice: i produttori di ricchezza, quelli che pagano le conseguenze del sistema, non sono la maggioranza. E il sistema si basa su 1 vale 1. La maggioranza vince. Ecco perché, per definizione, un cambiamento (in meglio) per via democratica del sistema non può esistere.

Il processo democratico porta alla auto distruzione, come descrisse Alexander Tytler nel 1797:

"A democracy is always temporary in nature; it simply cannot exist as a permanent form of government. A democracy will continue to exist up until the time that voters discover they can vote themselves generous gifts from the public treasury. From that moment on, the majority always votes for the candidates who promise the most benefits from the public treasury, with the result that every democracy will finally collapse due to loose fiscal policy, which is always followed by a dictatorship, then a monarchy."

Riconobbe come età media delle grandi civiltà in 200 anni, secondo una progressione ciclica ben definita:



Dalla Schiavitù alla Fede Spirituale; dalla Fede Spirituale al Grande Coraggio; dal Grande Coraggio alla Libertà; dalla Libertà all'Abbondanza; dall'Abbondanza all'Egoismo; dall'Egoismo al Compiacimento; dal Compiacimento all'Apatia; dall'Apatia alla Dipendenza; dalla Dipendenza di nuovo alla Schiavitù.

A che punto del ciclo si trova il mondo occidentale, Europa e Stati Uniti? L'Italia in particolare?
Direi che il penultimo step si sia quasi concluso.

Esiste la possibilità di fermare il ciclo? Di far invertire il senso di progressione? La storia suggerisce che così non sia. E' inevitabile: dato il sistema, per la maggioranza delle persone non è razionale chiedere un inversione, non conviene. Figurarsi i politici.

Esistono 3 scelte possibili:

  • accettare di essere vittime del sistema e accettare un sempre maggior controllo degli altri sulla nostra vita personale, finanziaria, lavorativa.
  • non accettare la situazione e spingere per distruggere il sistema con la forza, con la violenza.
  • lasciare il sistema per un altro che sia in una parte migliore del ciclo.

Per i pochi che prendono in considerazione la terza opzione, l'errore più grande è pensar di poter aspettare finché le cose non si mettano davvero male. A quel punto è troppo tardi.

Riecho
Editor EconomiaeLiberta.com

02 maggio 2013

NIGEL FARAGE SU UNA POSSIBILE RIVOLUZIONE VIOLENTA IN EUROPA (VIDEO SOTTOTITOLATO)

Nigel Farage conclude il suo intervento al Sovereign Man Offshore Tactics Workshop di Santiago (Chile) del 30 Marzo/ 1 Aprile scorsi, con un'affermazione tanto forte quanto vera: "Quando arriverà la prossima ondata di questa crisi, verranno a prendervi".

Le parole dell'unico politico in Europa di cui vale la pena prender seriamente in considerazione le idee e le proposte, appaiono decisamente consistenti con le lezioni già segnalate su questo blog, di cui è bene non dimenticarsi:

Lezione #1: Non fidarsi dei politici
Lezione #2: Abbandonare la mentalità "Qui non può succedere"
Lezione #3: Riconoscere lo schema
Lezione #4: Agire prima che sia troppo tardi

Una volta che hanno annunciato il bank holiday a Cipro, era troppo tardi..
Una volta che hanno introdotto controllo dei capitali in Argentina, era troppo tardi..

La situazione è chiara. Ad ognuno spetta la decisione di come affrontarle.
Qui pensiamo che la soluzione sia individuale.